io laggiù

Vi è mai capitato di perdervi di vista?

Se dovessi disegnarmi adesso, sarei un puntino sul mio orizzonte.

Niente paura (e lo dico più a me stessa) non è la prima volta che capita. Poi passa. Succede nei periodi come questo, quando la vita degli altri prende il sopravvento e il nostro “io” diventa piccolo piccolo, fino a perdersi laggiù. 

La cosa positiva è che quel puntino si trova in uno spazio vuoto. Forse somiglia a un deserto, ma resta pur sempre un luogo libero, che ora va solo riempito.

Ma come ci sono finita così lontano?

Tutto è iniziato questo inverno, quando una delusione in amicizia coincisa con un progetto andato in frantumi, sembrava ciò che di peggio mi potesse succedere. 

– Resto un giorno fra le coperte e poi ricomincio – mi son detta. 

E appena mi sono seduta nella mia isola di vulnerabilità, sotto un piumone tiepido come i raggi del sole, il peggio è arrivato davvero. 

Non scenderò in dettagli per due ragioni. La prima è che su quella giostra impazzita che non somigliava più alla vita, giravano insieme a me le persone che più amo, e non sono certa che sarebbero felici di leggersi qua dentro. 

La seconda è che “il peggio” come lo chiamo io, è sempre relativo. Qualcuno potrebbe considerarlo una sciocchezza, altri avrebbero reagito con i miei stessi tempi, e altri ancora, su quell’isola sarebbero ancora dispersi.

Il punto non è come si finisce laggiù, ma come si trova la forza per ricominciare. Vorrei poter dire: ho attraversato il deserto e una risposta l’ho trovata! Ma di nuovo, tutto è relativo. 

Certamente raccogliere i frantumi delle nostre fragilità e bussare alla porta di uno psicoterapeuta, può essere la soluzione, o perlomeno il suo inizio. Nella vita ho oltrepassato quella soglia più volte, da sola, in coppia, e anche per i figli, ma stavolta non è scattata quella molla.

Pur camminando da sola, credo comunque di essere sulla buona strada, perché ho ricominciato a vedere ciò che di buono posso fare. 

Sono le stesse cose di sempre, solo che ne avevo perso consapevolezza.

Passeggiare mi fa stare bene, mangiare cose fresche di stagione, respirare il vento, credere nelle idee chiare, evitare passi sopra le righe e fuori dalla zona di comfort, perché il coraggio di volare alto ci vuole si, ma al momento giusto. 

Staccare dai social e attaccarmi alle piccole cose belle e reali, perdermi in un abbraccio di Alberto, il sorriso dei miei figli, le chiacchiere davanti a un tè con un’amica.

Se proprio non ho voglia di curare me stessa posso sempre riempire la casa di fiori, e nell’impossibiltà di stabilire una routine, trovare un ritmo nel caos. 

Lavorare mi fa stare bene, ai progetti che amo, e anche a quelli che mi piacciono di meno. Guardare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, guidare senza meta, programmare un viaggio. 

Continuare a sperare, perché pregare non mi ha mai portato molta fortuna. 

Queste parole mi fanno bene, perché quando sono così distratta da me stessa, scrivere mi aiuta a ri-conoscermi.

I passi che possiamo fare verso noi stessi sono infiniti, e tutti meritiamo di arrivare a destinazione.

E voi? State camminando nella vostra direzione?

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